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Come nasce un'icona
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Sotto una serie di foto che descrivono le fasi di lavorazione di Un'Icona della Madre di Dio di Odighitria.
Foto sopra: l'incollaggio della tela alla tavola.
Foto sopra: La tela incollata in attesa che asciughi dove sarà rifilata nei bordi. e dopo si spalma il Levkas, Ingessatura
L'Icona dopo ingessata e levigata, si tracciano i primi tratti e colori
L'Icona Finita
A sinistra il disegno, a destra i primi passaggi dei colori. Sotto l'Icona finita.
Lo sfondo e i colori rispecchiano un'arte povera russa, trascurando lo sfondo in puro oro zecchino. Ma non quello del nimbo, dato che il capo della Madre di Dio e quello del Bambinello devono appoggiare nel metallo prezioso.
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L'icona
E' la traduzione in immagine
della parola scritta, Se l’icona è il luogo in cui il Mistero di Dio si rende presente, nessun particolare può essere trascurato, anzi, proprio la fedeltà alla tradizione e la cura nel procedimento tecnico della realizzazione dell’icona ne garantiscono il legame con il trascendente. L’icona è un riflesso del cosmo di cui ripropone la perfezione, un tempio alla cui costruzione concorre tutto il creato: l’uomo, gli animali, i vegetali, i minerali, con la terra, l’aria, l’acqua e il fuoco, in un equilibrio misterioso in cui tutto trasformato e offerto affinchè il Bello possa esprimere il Vero. La
scelta della tavola di legno va fatta con attenzione: si deve
prediligere un legno compatto, poco resinoso e privo di nodi, ben
stagionato, che offra un solido supporto alla pittura. Per
irrobustire la tavola e limitarne le deformazioni nel tempo talvolta
si incastrano sul retro delle traverse di legno più duro. Si passa
poi allo scavo della “culla” che simboleggia la profonda intimità
con Dio del personaggio raffigurato e che rende l’icona simile alla
nicchia di un santuario o una sorta di reliquiario. In seguito si
praticano su tutta la tavola delle incisioni diagonali incrociate e
si stende una mano abbondante di colla di coniglio ben calda.
Delicatissima `e poi la preparazione dello strato bianco che
costituisce la base della pittura (levkas) ottenuto con gesso di
Bologna e colla di coniglio, fra loro miscelati secondo proporzioni
ben precise, e che va steso in pi`u strati successivi fino ad
ottenere una superficie Tutto questo lavoro però non è sufficiente per una vera icona: senza la benedizione avremmo semplicemente un pezzo di legno dipinto. La benedizione della Chiesa dichiara che quanto è visibile nell’icona è realmente presente e fa di essa un veicolo efficace della grazia divina, segno vivo di Dio e presenza del suo volto. L’iconografo sa di avere solo prestato le mani al Signore affinchè Egli si manifestasse, sa di aver compiuto un servizio, di aver risposto alla sua vocazione. Ecco perchè non firma l’opera: tutto ciò che è detto non è “suo”, ma appartiene all’eterno mistero di Dio, che egli ha contribuito a rendere più vicino all’uomo. Tutto questo lavoro però non è sufficiente per una vera icona: senza la benedizione avremmo semplicemente un pezzo di legno dipinto. La benedizione della Chiesa dichiara che quanto è visibile nell’icona è realmente presente e fa di essa un veicolo efficace della grazia divina, segno vivo di Dio e presenza del suo volto. L’iconografo sa di avere solo prestato le mani al Signore affinchè Egli si manifestasse, sa di aver compiuto un servizio, di aver risposto alla sua vocazione. Ecco perchè non firma l’opera: tutto ciò che è detto non è “suo”, ma appartiene all’eterno mistero di Dio, che egli ha contribuito a rendere più vicino all’uomo.
Copyright © Iconografia
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